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Cristina Campo: La tigre Assenza (recensione di Irene Ester Leo)

campo cover

 

 

È rimasta laggiù, calda, la vita,
l’aria colore dei miei occhi, il tempo
che bruciavano in fondo ad ogni vento
mani vive, cercandomi…

Rimasta è la carezza che non trovo
più se non tra due sonni, l’infinita
mia sapienza in frantumi. E tu, parola
che tramutavi il sangue in lacrime.

Nemmeno porto un viso
con me, già trapassato in altro viso
come spera nel vino e consumato
negli accesi silenzi…

Torno sola
tra due sonni laggiù, vedo l’ulivo
roseo sugli orci colmi d’acqua e luna
del lungo inverno. Torno a te che geli
nella mia lieve tunica di fuoco.

 

Cristina Campo è una figura nota alla contemporaneità per questa sua luce molto densa ad alta concentrazione di poetica: la parola si fa perno, il fonema già in sé serba un fulcro carico. Il dogma è togliere, spolpare ogni meccanismo, ridurre all'essenziale. Questa chiarezza voluta è in realtà solo apparente “semplicità”, perché per quanto il verso sia costellato e ritmato da un numero scelto di parole, il mondo evidenziato resta un luogo insondabile, misterico, appassionatamente oscuro, che rivela in una sorta di corrispondente (la poesia) una bellezza diversa e contraddittoria “la Bellezza a doppia lama, la delicata / la micidiale...”. Di matrice leopardiana nel modo di approntare le rive del viver quotidiano, all'oggi risulta un'icona unica, che non trova corrispettivi certi in altri poeti italiani del suo tempo, ma si nutre di ampi respiri. La Campo non a caso è stata eccellente traduttrice di penne celebri e rare come: Holderlin, Morike, Dickinson, Rossetti, Eliot, Weil, San Giovanni della Croce ed altre voci ancora del calibro di Pound, Barnes, Wilson.

 

Appassionata di fiabe, poesia e mistica, al secolo Vittoria Guerrini, “ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto ancora meno” e “la parola è un tremendo pericolo, soprattutto per chi l’adopera, ed è scritto che di ciascuna dovremo rendere conto”, eccola la sua poetica riassumibile nelle sue stesse parole, e messa da parte, non compresa almeno fino agli anni Ottanta, solo dopo, grazie anche alla casa editrice Adelphi, un varco si apre assolutamente e finalmente a suo – meritato – favore. E così le scritture della Campo cominciano a essere lette e apprezzate, viste in un'ottica diversa, lontana la critica antispiritualista degli anni precedenti, ed anche le sue traduzioni vengono alla ribalta, intese come un gesto sacro della poetessa che si approccia ai poeti tradotti con un impeto che ha il senso di una missione: ridare fuoco alle parole, in modo da infiammare la poesia e l'autore stesso nel suo primordio compositivo.

 

“La Tigre Assenza” tratta delle sue poesie postume, in tutto trenta e annovera numerose e pregevoli traduzioni, prendendo titolo dalla eponima poesia pubblicata su “Conoscenza Religiosa” num.3 luglio/settembre 1969 scritta da Cristina Campo in memoria dei suoi genitori scomparsi tra la fine del 1964 e il mese di giugno 1965.

 

La tigre assenza

pro patre et matre

Ahi che la Tigre,

la Tigre Assenza,

o amati,

ha tutto divorato

di questo volto rivolto

a voi! La bocca sola

pura

prega ancora

voi: di pregare ancora

perché la Tigre,

la Tigre Assenza,

o amati,

non divori la bocca

e la preghiera...

 

L'evidente simbolismo in Cristina Campo è un velo che avvolge senza mai mortificare suono, parola, significato, ma innalzandoli. Ciò che appare non è mai quel che è, ma è più profondo, si muove su un duplice canale, (mondo naturale e non naturale) e il lettore ne è affascinato, catturato, in maniera trasversale, ed è a Simon Weil e Hugo von Hofmannsthal che occorre far riferimento per tradurne i profili, secondo i più (tanto cari alla nostra autrice). Ma resta chiaro che questa visione del reale attraverso un filtro arcaico e quasi magico, segue un iter ''genetico'', porta radice profonda, sottili raggi luminosi conducono dalla struttura dell'esistenza a tutti gli ingredienti e i colori che mirano ad una verità che è anche bene supremo.

 

 cristinacampo

 

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